La Fauna

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Prossimi imperdibili appuntamenti:

- Sabato 12 agosto: XXII^ Notte di Note con musica, vecchi mestieri e Capùs da Bolben! Scarica qui sotto il manifesto dell'evento!

- Martedì 15 e mercoledì 16 agosto Festa alla Madonna del Lares con Pranzo con prodotti tipici trentini, concerto del Coro Cima Tosa il 15 e gara podistica il giorno 16.

 Vi aspettiamooooooo!!!

... chi ama il proprio paese, chi conosce il territorio e le sue ricchezze, chi desidera vederlo vivere e vuole evitare che vada perso quanto mantiene di antico, di storico, di tradizionale e culturale, costui non può che impegnarsi per offrirlo all'attenzione di tutti...

Novità

ORSO BRUNO (Ursus arctos)

L'orso bruno è essenzialmente onnivoro, soprattutto vegetariano, anche se non disdegna le carogne. L'alimentazione dell'orso ha un andamento stagionale e varia sia in relazione alle condizioni climatiche sia in relazione allo stato fisiologico dell'animale.

Conduce una vita solitaria e gli unici legami sono quelli che si instaurano fra la madre e il piccolo e fra adulti di sesso opposto, durante il periodo degli accoppiamenti. L'accoppiamento avviene all'inizio dell'estate e dopo una gestazione di circa 8 mesi nascono generalmente uno o due cuccioli che la femmina partorisce in gennaio, durante il letargo. Alla nascita il piccolo pesa appena 500 grammi ed è del tutto inetto ma il suo sviluppo è veloce e presto è in grado di seguire la madre e resta con lei per circa due anni, il periodo necessario per divenire autosufficiente.
CAPRIOLO (Capreolus capreolus)

Il capriolo vive prevalentemente nella boscaglia e nelle foreste di montagna, ma in estate lo si può scorgere anche oltre il limite della vegetazione intento a pascolare con il camoscio; in inverno invece scende sino in prossimità dei centri abitati. Le abitudini e i ritmi alimentari del capriolo sono legati alla struttura anatomica del suo apparato digestivo e in particolare, alla modesta capacità del sacco ruminale. Fra l'essenze maggiormente appetite si annoverano, ove presenti, l'edera, il rovo, il lampone, il sambuco, il mirtillo, il biancospino ma anche il carpino. La femmina di capriolo va in calore fra la seconda metà di luglio ed agosto. In questo periodo i maschi difendono attivamente il proprio territorio Durante l'estro, che dura non più di 36 ore, può accettare l'accoppiamento con più maschi diversi. Curiosamente, poco dopo la fecondazione si verifica l'arresto dello sviluppo embrionale e solo a partire da dicembre la gravidanza riprende con la necessaria continuità. Questo meccanismo è di indubbio vantaggio per le femmine, che in settembre ed ottobre possono ricostituire le riserve di grasso "bruciate" durante il calore; inoltre ciò comporta un'epoca dei parti assai posticipata (fine maggio-inizio giugno), con abbondanza di cibo e assenza di copertura nevosa.
CAMOSCIO (Rupicapra rupicapra)

In primavera ed estate le femmine dei camosci vivono in gruppi anche numerosi, mentre i maschi sono isolati o in piccoli nuclei. Questi branchi sono instabili e in continuo rimaneggiamento: non s'individuano soggetti con funzione fissa di capobranco. In autunno (con l'avvicinamento della stagione degli amori), viene meno la separazione fra i sessi. In questa stagione, per poche settimane, alcuni maschi maturi marcano e difendono attivamente un territorio di pochi ettari, cercando di trattenervi le femmine. Altri maschi vagano alla ricerca di queste, compiendo anche spostamenti di alcuni km dai luoghi di abituale permanenza; in questa stagione è possibile osservare le spettacolari rincorse tra maschi per la difesa del territorio. Il camoscio rientra in una categoria intermedia fra brucatori (capriolo) e pascolatori (muflone); é un buongustaio capace, all'occasione, di accontentarsi e sfruttare al meglio anche le risorse meno appetibili (licheni, aghi di pino). In una giornata tipo si osservano da 2 a 3 periodi di alimentazione (vengono ingeriti ~2,5kg di vegetali), intervallati da lunghi periodi di ruminazione. In estate l'attività nutritiva continua durante la notte. In inverno, oltre a nutrirsi di quanto emerge dalla neve, il camoscio scava per accedere alla flora sottostante.

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