I vecchi mestieri

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Prossimi imperdibili appuntamenti:

- Sabato 12 agosto: XXII^ Notte di Note con musica, vecchi mestieri e Capùs da Bolben! Scarica qui sotto il manifesto dell'evento!

- Martedì 15 e mercoledì 16 agosto Festa alla Madonna del Lares con Pranzo con prodotti tipici trentini, concerto del Coro Cima Tosa il 15 e gara podistica il giorno 16.

 Vi aspettiamooooooo!!!

... chi ama il proprio paese, chi conosce il territorio e le sue ricchezze, chi desidera vederlo vivere e vuole evitare che vada perso quanto mantiene di antico, di storico, di tradizionale e culturale, costui non può che impegnarsi per offrirlo all'attenzione di tutti...

Novità

 

 

NOT(T)E DI NOTE

I VECCHI MESTIERI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immaginiamo per un momento di avere tra le nostre mani un qualche particolare oggetto che per incanto ci permetta di fare un tuffo nel passato, nel tempo in cui vivere significava principalmente faticare e lavorare duramente.

Ed ecco un piccolo paese sperduto tra magnifiche montagne, un campo immenso, uomini dediti a lavorare la terra con il prezioso aiuto di qualche mucca o asino, quelle piccole case una vicina all'altra dove le donne stanno sbrigando con molta fatica i lavori domestici; ma non solo contadini, anche piccoli artigiani quali l'arrotino, il carbonaio, il casaro e tanti altri senza dimenticare le portatrici d'acqua, le lavandaie con la lesciva, le merlettaie al tombolo, il filò delle comari…

Ebbene sì, questo piccolo ma fantastico viaggio nel passato diventa realtà in una giornata di Agosto nel piccolo paese di BOLBENO, situato nella busa di Tione: un giorno come tanti, un viaggio nel passato come pochi … La Pro Loco di Bolbeno cerca di far magicamente rivivere come d'incanto alcuni momenti significativi della vita di un tempo nelle Valli Giudicarie, che diventa una occasione per far riflettere e soprattutto per non dimenticare. Pensiamo ad esempio alla civiltà moderna della tecnologia e del consumismo, che corre tanto velocemente che quasi non ci accorgiamo di ciò che lasciamo dietro di noi, quando vivere voleva dire dedicare ad una dura e avara fatica l'intera giornata, contadini o artigiani che si fosse…

CHIODAIOLO (Ciodarol) - È il fabbricante di chiodi. Le fucine da chiodaiolo erano costituite da piccoli fabbricati con uno o più focolari a due fuochi, attorno ai quali quattro o sei blocchi di buon granito sostenevano altrettanti incudini a ¨T¨. Ogni incudine, all'estremità, portava due fori. Nel foro a sinistra, per chi lavorava era fissato un tagliolo, nel foro a destra una matrice poliedrica (sostituibile a seconda dei tipi di chiodi richiesti) con un foro passante. Questi artigiani fabbricavano i chiodi a zappa (broche in dialetto) per scarponi da montagna.

ARROTINO (Molèta) - Nel secolo scorso causa le ristrettezze economiche le Valli Giudicarie furono interessate da un intenso fenomeno migratorio verso le vicine regioni. Molti uomini, prima del sopraggiungere dell'inverno, lasciavano il bestiame alle cure dei vecchi, delle donne e dei figli; partivano a piedi spingendo la mola di paese in paese, verso le città della pianura, affilando gli arnesi da taglio e facendo duri sacrifici per risparmiare e poter tornare a primavera con un gruzzolo che doveva bastare per le più urgenti spese di famiglia. Col tempo questo è diventato il mestiere caratteristico dell'intera valle.

FERRAIO (Ferèr) - Una volta il lavoro di ferrare i cavalli era così richiesto che alcuni fabbri si erano specializzati e facevano solo i maniscalchi. Per ferrare un cavallo occorre essere un buon fabbro; occorre preparare il ferro di cavallo partendo da una barra di ferro, metterla sulla forgia finché il ferro non diventa ben rosso, poi prenderlo con le lunghe tenaglie e metterlo sull'incudine e batterlo per assottigliare la barra e per curvarla a ferro di cavallo. Poi di nuovo nella forgia e sull'incudine per fare dei buchi nel ferro di cavallo dove entreranno i chiodi che si fissano nello zoccolo.

TESSITRICE - Sono ormai molti decenni che questa attività nata per esigenze familiari, ebbe man mano sviluppo e notorietà. In tutti i paesi della valle si svolgeva la tessitura con la lana delle pecore. La tessitura a telaio era praticata in molte famiglie infatti molte di queste avevano nelle loro abitazioni il telaio. Le tessitrici con il loro lavoro rinnovavano un rituale di passaggi e intrecci, colpi ritmati che, visti da fuori, assomigliavano ad una antica danza. Il telaio era di legno ed era un attrezzo di origine antichissima, un po' complesso e di una certa grandezza; era costituito da quattro ritti, tenuti insieme da altrettanti raccordi trasversali. Nella parte bassa, a pochi centimetri dal suolo, si trovavano due lunghi pedali collegati da una corda e da regoli mobili uniti a loro volta a tanti fili provenienti da un asse.

OMBRELLAIO (Ombrelèr) – Se una raffica di vento aveva rovesciato la cupola di un ombrello e sconnesso qualche stecca si aspettava di sentire la voce dell’ombrellaio. Questo era un uomo che si faceva vedere, in periodi ben precisi e cioè prima e durante i periodi delle piogge. L’ombrellaio portava con sé una attrezzatura costituita da pinze, filo di ferro, stecche di ricambio, pezzi di stoffa, aghi, filo, spaghi di vario genere tutto in una cassetta di legno sulla quale sedeva durante il lavoro che non era né facile, né breve. L’ombrellaio girava per il paese a piedi alla ricerca di eventuali clienti intanto bussava alla porta di qualche famiglia o gridava ¨Ombrellaio – Ombrellaio¨.

DISTILLATORI DI GRAPPA - ¨Lambicàr¨ nel dialetto trentino, ha un duplice significato: lavorare con l'alambicco e cioè distillare grappa, oppure campare una vita grama di fatiche. E proprio la produzione della grappa, in alcune vallate povere del Trentino, serviva a rendere la vita meno amara, portando un piccolo guadagno extra, spesso in violazione delle norme che regolano da sempre la distillazione.
In molti piccoli produttori c'è ancora quel gusto di distillare, magari solo poche bottiglie, in clandestinità, per avere un ¨goccetto¨ da offrire agli amici sottolineando l'offerta con l'immancabile ¨questa è di quella buona, l' ho fatta io in casa, roba che fa resuscitare¨.

TOMBOLO – Anche questo come quello della ricamatrice era una attività tipica di un periodo ormai passato in cui le ragazze da marito non potevano fare a meno del corredo, anche se di modeste condizioni economiche. Difficile stabilire con esattezza il termine per indicare questo mestiere; molti lo chiamavano ¨lavoro a tombolo¨ per la forma cilindrica del grosso cuscino sul quale le donne svolgevano un paziente ed attento lavoro. Questo consisteva nel cucire e nell’intrecciare, inserendo tra tantissimi spilli, il cotone di vari colori. La gran prevalenza del lavoro veniva svolto per realizzare dei centri tavolo, delle grandi tovaglie e a volte anche dei copriletto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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